Passa all’unanimità la risoluzione sul caso-Telgate: è una buona notizia?
E’ notizia di ieri (martedì) l’approvazione all’unanimità di una proposta di risoluzione sul caso-Telgate da parte del Consiglio regionale lombardo. Ho letto pareri trionfalistici su questo passaggio, che a mio avviso vanno ridimensionati o correttamente inquadrati nel contesto attuale della pianificazione regionale.
Anzitutto va chiarito che la risoluzione non pone fine alla vicenda della discarica ATE g39, ma fissa invece tre principi:
1. l’impegno della Giunta a porre riguardo alla presenza di due progetti di gestione dei rifiuti in una medesima area (ATE g39 e progetto-Berco).
2. la richiesta di attenzione ai problemi di carattere ambientale sollevati nella fase preliminare del progetto e ribaditi a gran voce dal Comitato il 23 maggio in audizione;
3. la valutazione dei motivi di contrarietà al progetto con l’eventuale sospensione di nuovi progetti per la gestione dei rifiuti nel comune di Telgate.
Ciò non significa affatto cancellare la discarica di Telgate, un aspetto che gli estensori della risoluzione hanno ben presente. Questo è legato all’esistenza di un piano cave, che, sebbene sia stato più volte annullato dal TAR, attende ancora il giudizio definitivo del Consiglio di Stato.
Tale elemento implica che vi siano due ipotesi concrete: la prima è che il piano cave venga bocciato anche dal Consiglio di Stato, un’eventualità che l’assessore Raimondi vuole scongiurare con tutti i mezzi e che, se avvenisse, azzererebbe in un sol colpo tutti gli ambiti estrattivi della Provincia. In questo scenario, dare seguito alla risoluzione sarebbe, diciamo così, più semplice, perchè un nuovo piano cave (e, possibilmente, un nuovo assessore al posto di Raimondi) potrebbe stralciare la discarica telgatese.
La seconda ipotesi consiste nel ribaltamento delle sentenze del TAR e nella riabilitazione del piano bergamasco: chi scommetterebbe un solo centesimo che in quel caso il medesimo Raimondi (perchè il referente della Giunta è lui, salvo che la Lega faccia valere il suo peso) si assumerebbe la responsabilità di cancellare un ambito già presente in un piano cave rinato? Io sicuramente no. E allora la Giunta regionale leggerebbe distrattamente i documenti del Comitato, incaricherebbe i funzionari di cavillare, garantirebbe tutti che l’opera rispetta i più stringenti requisiti legislativi, e si tornerebbe da capo.
E allora è doveroso tenere alta l’attenzione e attendere le decisioni del Consiglio di Stato.
Il Comitato si è peraltro premurato di scrivere al presidente Pirovano per chiedere udienza (essendo egli un personaggio-chiave nella vicenda), ma si attende da più di due mesi una risposta. Anche i funzionari, sollecitati sui possibili scenari, non si fanno trovare. Di questi tempi, meglio tenere la bocca cucita: che la matassa venga sciolta dai giudici romani, visto che l’asse Bergamo-Milano ormai vacilla….
Fabio


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