Progetto per Telgate

NO alla discarica ed al consumo indiscriminato del suolo!

Il Comitato antidiscarica brucia le tappe: presentate le osservazioni sul composter

E’ tempo di impegnare tutte le energie per la salvaguardia del nostro territorio. Questo blog ormai lo testimonia da diversi mesi, riferendo a ritmo alternato delle vicende della discarica ATE g39 e del progetto Berco.

Il Comitato antidiscarica, di cui mi onoro di far parte dalla sua costituzione, ha presentato oggi le sue osservazioni sul progetto del nuovo impianto di compostaggio della Berco. Il documento con le osservazioni, che trovate in fondo a questo articolo, è stato trasmesso al funzionario istruttore di Provincia di Bergamo (dott. Mauro) con lo specifico intento di sottolineare le lacune del progetto dei “superconsulenti” e l’urgenza di sottoporre questa eventuale opera a Valutazione di Impatto Ambientale.

E’ stato un lavoro impegnativo (anche perchè basato sulle forze del comitato, almeno in questa fase), ma credo sia utile per far accendere una spia ai funzionari provinciali, a cui segnaliamo con convinzione che gli impatti ambientali non possono essere minimizzati – anche quantitativamente- come i superconsulenti vogliono far credere.

Anche perchè Berco non ha prodotto lo studio di impatto olfattivo, un aspetto che, a mio avviso, avrebbe meritato ben altra attenzione rispetto all’intenzione del responsabile del procedimento di tirare comunque dritto. Come si può valutare compiutamente un progetto di un impianto di trattamento di rifiuti organici se il proponente dichiara che l’impatto sull’aria è trascurabile? E’ semplicemente ridicolo! Invece di rispedire la pratica al mittente, si decide di procedere in attesa che Berco presenti la documentazione integrativa (quasi una contraddizione di termini).

Provo infine a lanciare una proposta da questo sito: perchè non approvare il progetto di PLIS del Comune di Telgate (che giace da anni nei cassetti dell’ufficio tecnico) in una seduta straordinaria di consiglio comunale, scorporandolo dal Piano di Governo del Territorio ? Non si legga questa iniziativa come una provocazione, ma come l’adozione di un atto di indirizzo che porrebbe un ostacolo -invero non insormontabile ma comunque significativo- al progetto della Berco. Si tratta del resto della ratifica di un’azione di piano che andrebbe anticipata. Cosa ne pensa l’amministrazione? E il tavolo dei sindaci?

Fabio

Osservazioni su studio ambientale preliminare

 

 

Perchè il TAR ha bocciato il piano cave

Che muoia Sansone con tutti i Filistei! Potrebbe essere questo il senso del ricorso della Fumagalli contro il piano cave della Provincia di Bergamo. Dopo aver preso atto della conferma da parte del TAR (avvenuta nel marzo 2009) dello stralcio del proprio ambito estrattivo a Pontirolo, la Fumagalli è infatti tornata alla carica chiedendo di rovesciare il tavolo intero. Non si sa mai che, azzerando il piano cave, il cavatore possa ritornare in gioco con la propria cava.

E’ un pò il fil rouge di tutti i ricorsi presentati dai cavatori contro Regione Lombardia, nei quali si chiede di azzerare il piano per far re-inserire il proprio ambito estrattivo; una soluzione che il TAR ha avallato almeno tre volte, facendo leva su uno strumento pieno zeppo di falle.

In tal senso il paradosso della sentenza 739/2012 sul caso Fumagalli consiste nel coinvolgimento di un altro cavatore (Nuova Demi) nel ricorso: entrambi i cavatori hanno chiesto l’azzeramento del piano, ma il secondo è chiamato in causa per aver trovato un accordo con il Comune di Calcinate, che ha determinato la riammissione del piano cave da parte della Giunta regionale: per semplificare, è come se la Fumagalli sostenesse di aver diritto alla propria cava visto che Regione Lombardia ha concesso anche all’altro cavatore il proprio ambito estrattivo. Se a lui concedi il diritto, perchè non a me dunque?

I giudici amministrativi hanno emesso una sentenza cristallina, in cui spiegano in tono quasi pedagogico che la Fumagalli ha fondate ragioni per agire in giudizio e rifilano a Regione Lombardia quattro sberle un peggiore dell’altra:

1. il piano cave approvato nel 2008 è annullato, e su questo non ci sono eccezioni o sfumature: cancellato e basta!

2. La deliberazione di Giunta regionale 9/1266 di riammissione del piano non è valida, perchè si inserisce su un piano cave azzerato.

3. Il Piano cave 1997 non può essere considerato valido, in quanto superato dal piano cave del 2008.

4. Il piano cave non può essere considerato come la somma di tanti mini-provvedimenti, ma come un unico atto pianificatorio.

A fronte di questa clamorosa bocciatura, l’assessore Raimondi ha candidamente dichiarato che la Regione si opporrà. Una dichiarazione che, se contestualizzata in un piano cave di fatto scaduto e in una lunga serie di contenziosi che hanno messo in ginocchio gli operatori del settore, meriterebbe le sue dimissioni.

Preso atto dello stato confusionale della Regione, il presidente Pirovano ha tuttavia il jolly in mano: in qualità di rappresentante dell’ente che ha proposto il piano, egli potrebbe proporre la ripartenza da zero, con un aggiornamento alla luce dei fabbisogni attuali e la verifica VAS del piano.

Questa sarebbe la vera novità per l’ATE g39 telgatese: che l’avvio di un nuovo iter per il piano cave porti finalmente alla luce tutte le debolezze della localizzazione di una cava-discarica presso Cascina Bertoli, in vista del suo stralcio.

Non è dunque tempo per l’esultanza, ma per chiedere agli enti interessati di compiere dei passaggi logici che, seppure non scontati, farebbero finalmente chiarezza su questa vicenda e garantirebbero i cavatori, i Comuni e i cittadini.   

Fabio

Il Tar mette la parola fine: bocciato il «Piano Cave»

Già svuotato e strapazzato da precedenti verdetti, ora si può dire che il Piano cave provinciale sia definitivamente morto? La sezione II del Tar di Brescia, con sentenza pubblicata venerdì 4 maggio, accogliendo il ricorso della società Fumagalli Edilizia industrializzata spa che opera a Pontirolo Nuovo, dichiara «l’avvenuta caducazione integrale del Piano cave della provincia di Bergamo» e «nulla la deliberazione giuntale impugnata».

Ovvero la delibera di Giunta regionale che nel febbraio 2011 aveva riapprovato e confermato il Piano cave, di fatto «risuscitandolo» da una serie di sentenze che già ne avevano sancito la fine. L’assessorato regionale all’Ambiente, però, ridimensiona: «La sentenza è una delle diverse emesse su questa materia, e non tutte hanno lo stesso tenore. Dunque, fino a quando non ci sarà la pronuncia del Consiglio di Stato – al quale stiamo valutando se e come ricorrere – non può essere messa la parola fine a questa diatriba».

«Questa sentenza suona come un verdetto, una condanna giuridica e anche politica che, finalmente, scrive la parola fine sul piano cave di Bergamo, progetto fallimentare al limite del farsesco». Lo dichiara Gabriele Sola, consigliere regionale dell’Italia dei Valori.

«C’erano già state due sentenze del Tribunale Amministrativo che, di fatto, avevano ampiamente sancito la nullità del piano. Quella di oggi – continua il consigliere regionale di IdV – dunque non è la mera conferma dei passati pronunciamenti, bensì la prova provata della miopia e della prepotenza di una Giunta regionale che ha cercato di imporre a tutti i costi un disegno assurdo, basato su uno sfruttamento del territorio inaccettabile, motivato da chissà quali interessi».

«Noi dell’Italia dei Valori abbiamo denunciato più e più volte questi fatti e le gigantesche criticità del piano cave, ma l’assessore Raimondi e la Giunta di centrodestra si sono ostinati, fino all’ultimo, a difendere l’indifendibile, snobbando il nostro grido d’allarme e quello di tutte le amministrazioni locali».

«Adesso è tempo di individuare le responsabilità (politiche e non solo) di chi ha cercato, per fortuna vanamente, d’imporre questo scempio». «Noi di IdV – assicura Sola – manterremo alta l’attenzione. Così come per il piano cave di Bergamo anche per l’altro grande tema, quello del nuovo Ospedale, il tempo si sta dimostrando galantuomo… Garantisco che faremo di tutto per portare definitivamente alla luce le tante, troppe zone d’ombra ancora presenti».

«La sentenza odierna della seconda sezione del Tar di Brescia è una delle diverse emesse su questa materia, e non tutte hanno lo stesso tenore. Dunque, fino a quando non ci sarà la pronuncia del Consiglio di Stato – al quale stiamo valutando se e come ricorrere – non puó essere messa la parola fine a questa diatriba». In una nota l’assessorato all’Ambiente della Regione Lombardia interviene cosí in merito al Piano cave di Bergamo. «Anche in questa occasione – aggiunge la nota – risulta quanto sia necessaria una riforma complessiva del settore, come quella proposta dalla Giunta regionale poche settimane fa, e su cui il Consiglio comincerà a lavorare prestissimo».

Fonte: ecodibergamo.it

Le lacune del progetto-Berco

Che il progetto di insediamento della Berco (più nota come Fertil) non sia inattaccabile si deduce dal fax della provincia di Bergamo del 2 marzo 2012: l’azienda ha presentato documentazione insufficiente per valutare se il progetto dell’impianto di compostaggio a Telgate sia da sottoporre a Valutazione di Impatto Ambientale. La Berco riteneva di presentare una semplice relazione tecnica per chiedere di trasferire l’impianto dalla Ninola a Calcinate in via Cesare Battisti a Telgate: un pò poco.

Il progetto presentato a fine marzo (che il nostro Comune ha protocollato il 17 aprile) è invece assai più completo e mostra tutti i particolari di questo gigantesco insediamento. La lettura del progetto rivela alcuni dettagli interessanti:

1. una serie di errori formali, quali l’inversione dei capannoni nella relazione tecnica rispetto al progetto (A1-A2), la quasi assenza di riferimenti alle emissioni odorigene, persino la trasmissione della relazione del funzionario provinciale commentata a penna…

2. l’assenza dello studio di impatto olfattivo: è noto a tutti che il principale impatto di questi impianti è associato agli odori emessi -in particolare- dai rifiuti umidi nella fase di stoccaggio. Su questo specifico aspetto, per il quale non sussiste uno specifico obbligo normativo sino ad agosto di quest’anno (che assurdo…), la Provincia ha comunque sollecitato Berco alla stesura di uno studio.

3. la documentazione è stata elaborata da due professionisti (dott. Brevi e dott.ssa Malinverno) che hanno collaborato alla scrittura del Piano provinciale di gestione rifiuti vigente. Il primo ha addirittura avuto l’incarico di stabilire i criteri per individuare le aree non idonee all’installazione di impianti di trattamento dei rifiuti. Una situazione paradossale: i professionisti che scrivono le regole sono gli stessi che fanno consulenza alle aziende che trattano i rifiuti! Come si può pensare di contrastare la localizzazione della Berco quando l’estensore del progetto è il medesimo che ha stabilito le aree idonee e non? E’ come se presentasse il progetto a sè stesso!

In questo contesto, al fine di (provare a) scongiurare l’operazione-Berco, chiedo al Sindaco e all’assessore Sala di coinvolgerci quanto prima per un confronto sui contenuti di questo progetto. La partecipazione del Comitato antidiscarica – che si trova ora impegnato su due fronti – a queste iniziative credo sia altrettanto opportuna.

Frattanto, propongo all’assessore Sala di scrivere al responsabile del procedimento provinciale chiedendo di interrompere i tempi finchè Berco non abbia presentato lo studio di impatto olfattivo. Mi pare un atto di buon senso, che consente di organizzare la rete tra Comuni, forze politiche e cittadini e, al contempo, evitare che Provincia di Bergamo assecondi la Berco nella richiesta di fare a meno della Valutazione di Impatto Ambientale. Che, se anche fosse una barzelletta, non farebbe ridere. 

Fabio

Fertil-Berco chiede il trasferimento a Telgate: ecco il secondo ecomostro

La storia si ripete: dopo la discarica mascherata da cava ATE g39, il 17 aprile scorso il gruppo Berco ha presentato istanza alla Provincia di Bergamo per insediare un impianto di produzione di compost a Telgate su una superficie immensa: si parla di circa 190.000 mq.

La notizia è stata data del Sindaco nel consiglio comunale di ieri sera in un clima di surreale stupore: l’impianto di compostaggio di umido e verde si insedierebbe infatti a fianco della eventuale discarica di Telgate, su un’area agricola che, a partire dal lato ovest del Rillo (oltre Cascina Fabbrica), arriverebbe addirittura sino a Cascina Casletto.

I numeri di massima del progetto sono impressionanti: 120.000 tonnellate-anno di rifiuti trattati, 5 ettari di capannoni, 4 ettari di piazzali.

Il Comune di Telgate è stato bypassato da Berco, che ha presentato la richiesta di avvio del procedimento direttamente in Provincia di Bergamo.

Per ora tutti i gruppi consiliari si sono espressi in senso nettamente contrario a questa operazione; è comunque necessario studiare bene la documentazione depositata da Berco (tra i cui amministratori figura il Sindaco di Castelli Calepio) prima di adottare iniziative conseguenti.

Una cosa è certa: se quest’opera arrivasse a Telgate, cari lettori, val la pena cambiare residenza. 

Fabio

Dialogo tra Cristiani e Islam con don Rizzi

Segnalo con piacere l’iniziativa che il Gruppo Missionario telgatese organizza per domani sera (lunedì, ore 20.45) presso l’Oratorio di Telgate.

Si tratta della relazione di don Massimo Rizzi, direttore del Segretariato Migranti della Diocesi di Bergamo, sul tema “dialogo tra Cristiani e Islam a partire da Maria”. Seguirà un dibattito e un piccolo rinfresco.

E’ una proposta culturale di valore, a cui avrei volentieri aderito qualora non si fosse sovrapposta con il consiglio comunale. Invito i lettori del blog a diffondere la notizia, e a partecipare numerosi.

Fabio

Slitta a maggio l’adozione del PGT

La soluzione ragionevole è stata trovata: nel consiglio di lunedì l’architetto Tosetti presenterà gli atti del nuovo strumento urbanistico, che non sarà però sottoposto a votazione.

L’adozione è spostata a maggio, proprio per permettere ai consiglieri e agli uffici comunali di analizzare la documentazione prodotta.

Mi pare che si sia scelta la strada giusta, che il nostro gruppo condivide. Lunedì saremo dunque  presenti per votare gli altri punti all’ordine del giorno.

Vi prego di porre attenzione al primo punto all’esame del consiglio, che riguarda laconicamente una comunicazione del Sindaco su Berco Srl. Questa azienda, che è più comunemente nota come Fertil (che è però solo la società di distribuzione del gruppo), tratta il compostaggio dei rifiuti organici. Da diversi anni si vocifera di un possibile insediamento nel nostro Comune di questa azienda -con gli impatti connessi-, tuttavia non abbiamo elementi concreti per valutare la possibilità di questo trasferimento da Calcinate. Attendiamo dunque le parole del Sindaco e vi riferiremo.

Un saluto a tutti

Fabio

L’assurda vicenda del PGT di Telgate

Dopo una gestazione durata sette anni (la Legge 12 è del marzo 2005), arriva finalmente il PGT di Telgate. Il Sindaco ha infatti convocato il Consiglio Comunale lunedì prossimo alle ore 20, in cui è prevista l’adozione del nuovo strumento urbanistico del nostro paese.

La questione, che ritengo del tutto inaccettabile, riguarda i tempi di convocazione del Consiglio: sebbene l’architetto Tosetti abbia consegnato la documentazione completa del PGT mercoledì scorso (18 aprile, cioè ieri), e che la medesima si sia resa disponibile al nostro gruppo stamane (19 aprile), il Consiglio è chiamato a pronunciarsi su una lunga lista di documenti e tavole progettuali lunedì sera! Considerate che il PGT consta di 55 file di progetto, per una dimensione complessiva di 150 MB!

Questo vuol dire impedire ai gruppi di minoranza, ma anche ai medesimi consiglieri di maggioranza, di essere adeguatamente preparati per votare su una questione di tale complessità.

Perchè tanta fretta? Perchè non dare tempo ai consiglieri di analizzare i documenti e posticipare dunque il consiglio di almeno una settimana? Non mi risulta che sussista una scadenza così perentoria per l’adozione del piano.

Abbiamo scritto dunque una lettera al Sindaco chiedendo di rinviare il Consiglio a partire dal 2 maggio prossimo. In caso contrario, io non assisterò alla seduta del Consiglio Comunale; il quale, secondo me, vedrebbe snaturata per l’ennesima volta la propria funzione.

Speriamo che questa ulteriore sollecitazione sia utile per giungere ad una ragionevole soluzione.

Un saluto

Fabio

Il piano cave va alle calende greche

La vicenda del piano cave della Provincia di Bergamo, di cui abbiamo scritto decine di articoli, ha vissuto in queste settimane un altro momento saliente: la proroga di fatto a luglio.

In sostanza, pare che il Consiglio di Stato, chiamato a pronunciarsi sulla sentenza del TAR di Brescia 1447/2011 che annullava il piano cave e sul ricorso dei cavatori (NCT Spa e Holcim Aggregati Calcestruzzi) e di Regione Lombardia, abbia rinviato l’udienza il 10 luglio prossimo. Ritengo che la motivazione sia legata alla complessità della materia e all’importanza di una decisione che, se confermasse la sentenza del TAR, scatenerebbe un putiferio: un piano approvato dalla Provincia otto anni e un mese fa verrebbe cancellato, imponendo agli operatori l’avvio di un nuovo procedimento e la revoca delle autorizzazioni già rilasciate.

Azzarderei anche la riflessione per cui i giudici amministrativi sperino in un gesto da parte della politica regionale, che potrebbe prendere atto del caos generato dalle decine di ricorsi e ripartire con un piano da sottoporre ad una seria valutazione ambientale.  Nutro però scarsa fiducia nella compagine che governa attualmente in Regione Lombardia, che mi pare distante anni luce dall’oggettiva difficoltà che sperimentano gli operatori del settore e gli uffici responsabili al rilascio delle autorizzazioni, nonchè dalle dinamiche collaterali generate dall’assenza di un piano. 

E’ chiaro che questa ulteriore proroga non può che farci piacere, visto che sposta ulteriormente in avanti il pericolo rappresentato dall’ATE g39 di Telgate; tuttavia l’analisi tecnica del piano cave abbinata a quella del piano provinciale di gestione dei rifiuti mi fa presagire che i conti comincino a non tornare. Ma queste sono questioni che competono agli uffici provinciali e regionali, pertanto che se la vedano loro.

E’ invece attesa a settimane la pubblicazione della seconda importante sentenza del TAR sul ricorso contro la riammissione del piano cave avvenuta mediante deliberazione di Giunta regionale. Se il TAR avesse accolto questo ricorso, direi che sarebbe venuto il momento che l’assessore regionale Raimondi fornisse spiegazioni.

Una telenovela senza fine, o quanto meno la dimostrazione di una gestione approssimativa di un tema così rilevante.

Fabio

Che sia la fine dei partiti?

Dario Di Vico ha scritto un articolo illuminante sul Corriere della Sera di venerdì 6 aprile in merito alla perdita progressiva di collegamento tra la Lega Nord e il territorio. Non a caso il giornalista economico cita la dichiarazione dell’assessore regionale Gibelli rilasciata a Telgate il 27 marzo scorso, in cui lo stesso sosteneva di sentire sempre più “l’esigenza di lombardismo”. Una battuta amara, secondo Di Vico, in una Regione in cui gli indagati compongono una squadra di calcio, e nella quale le questioni salienti – i distretti locali, lo scalo di Malpensa, i progetti a rete delle imprese, la concorrenza sui mercati esteri, la progressiva scomparsa del manifatturiero con conseguente perdita di posti di lavoro – vedono la Lega nel ruolo di attore non protagonista.

Per governare la complessità servono strumenti e competenze ben più sofisticati, che vadano oltre la retorica della difesa di un’identità territoriale non meglio precisata. Telgate potrebbe rappresentare un esempio significativo per una riflessione sulle trasformazioni in corso (come non ricordare le vicende Dorel e System Plast?) e, in particolare, sul futuro produttivo del Nord Italia.

Pare tuttavia che il distacco dal territorio non riguardi solo la Lega. Dacchè sono coordinatore della Valcalepio del PD, avverto una crescente repulsione anche nei confronti del partito cui appartengo. Siete tutti uguali, mi si dice spesso; la prossima volta non andrò a votare, affermano altri. Rubate tutti allo stesso modo, sosteneva la scorsa settimana un cittadino in un’assemblea. Questa impressione è supportata dalle statistiche, se è vero che la fiducia nei partiti è ormai prossima al 4%.

Che fare dunque? Dichiarare la fine dei partiti? Io formulo queste proposte concrete:

1. promuovere esperienze civiche nei comuni (almeno sino a 15.000 abitanti), cercando di aggregare competenze piuttosto che imporre liste di partito che sembrano voler mostrare solo i muscoli ma che non garantiscono necessariamente buona amministrazione;

2. attribuire ai partiti la competenza sul governo di città, province e regioni (oltre allo Stato centrale), richiamando le segreterie di partito ad una selezione di candidati con profili compatibili con la rilevanza dell’incarico. Si ponga fine alla nomina di consiglieri, assessori e parlamentari che hanno il solo merito dell’obbedienza alle segreterie o ai cerchi magici e che attraversano tutte le possibili materie (sanità, urbanistica, istruzione, bilancio) senza magari averne mai fatto esperienza.

3. Chiedere a gran voce più trasparenza nei bilanci, a partire dal partito nazionale sino ai circoli territoriali;

4. richiamare il ruolo della responsabilità politica dei singoli eletti, che deve venire prima della responsabilità penale. I partiti devono allontanare coloro che svolgono attività politica per scopi privati ben prima che intervenga la magistratura! Possibile che i partiti debbano scoprire a posteriori le malefatte di certuni?

Non basterà, ma almeno con tali proposte si potrebbe cercare di recuperare credibilità nel tempo. Sappiano comunque i lettori che chi opera nei partiti a livello locale non percepisce alcunchè, se non ci rimette del suo, e che impegna buona parte del proprio tempo libero per la politica. Già questo, al di là delle vicende di questi giorni, meriterebbe rispetto. O, quanto meno, dovrebbe risparmiargli addebiti che non lo riguardano. Siete d’accordo?

Buona Pasqua.

Fabio